giovedì, settembre 11, 2014

Back in the USA - Parte 2: San Francisco e Yosemite

Premessa 

Fare un diario di un viaggio di questo tipo non dico sia impossibile, ma è estremamente difficile, perchè non lo si può ridurre ad una lista di cose viste/fatte e nemmeno mettere insieme un’accozzaglia di emozioni cominciando a ripetere gli stessi aggettivi per un miliardo di volte (del tipo… bellissimo, emozionante, maestoso, fantastico, meraviglioso, etc…). Non so bene dove mi porterà la stesura di questo diario, parto da poche righe scribacchiate sulla mia ‘moleskina’ da viaggio, che ormai comincia a perdere i pezzi, ma anche così, tutta scoccettata, mi è ancora molto cara… 

10 Agosto 2014 

Era dal 2007 che non affrontavamo un viaggio oltre ocenano, dall’avventura chiamata ‘Messico’ che al solo nominarla mi fa battere il cuore. I viaggi così lunghi fanno parte essi stessi della vacanza, con tutto quello che ne consegue, le lunghe code ai controlli, i timori di aver innavertitamente lasciato qualcosa nel bagaglio a mano che andava messo in valigia e l’aspettativa di incontrare le persone con cui si condividerà questa esperienza. Un primo approccio c’era già stato, un approccio che non avevo vissuto con grande entusiasmo, anzi, all’inizio devo ammettere di avere avuto seri dubbi sulla scelta fatta…  L’incontro era previsto a Milano, all’aeroporto di Linate con nove persone (Manu l'assistente inclusa), mentre altri due ci avrebbero raggiunto il giorno successivo. Il gruppo era formato da 10 donne e 3 uomini, di cui due accoppiati con le relative mogli e due amici di vecchia data. Potete immaginare la preoccupazione di Max… avere a che fare con così tante ‘galline’… il pollaio gli sembrava già stretto con una sola!!! La mattina del 10, alle 5:30 ci ritroviamo tutte al punto prestabilito presso i desk della British, presentazioni di rito e non ricordarsi un nome nemmeno a pagarlo. Del viaggio non racconto nulla, sono noiosi i viaggi in aereo, anche se si è ballato un po’ troppo per i miei gusti, ma a parte questo ho guardato un paio di film, ho provato a dormire senza successo e l’unica cosa che posso aggiungere è che a Londra sono davvero dei grandi ‘spaccam…’. Le due ore che avevamo per prendere la coincidenza per San Francisco, sono passati quasi completamente ai controlli, cosa assurda dato che eravamo semplicemente in transito… Quando siamo arrivati a San Francisco era ancora pomeriggio, e dopo aver ritirato i bagagli, abbiamo raggiunto la nostra guida/autista: Esther. Siamo arrivati in hotel (Adante Hotel) verso le 17:30 e noi due abbiamo optato per un riposino per poi ritrovarsi col gruppo per cena. L’hotel, nonostante sia una vera catapecchia, era sufficientemente pulito e silenzioso, ma soprattuo collocato in una bella posizione, abbastanza vicino a union Square. La prima cena americana non poteva che essere a base di sandwich e patatine fritte, al Loris Diner, che impareremo a conoscere molto bene nel corso del nostro viaggio. 

11 Agosto 2014


La mattinata è stata spesa in giro con Esther che ci ha portato prima davanti al City Hall, poi in Alamo Square, nel quartiere Hippie e presso il Golden Gate. Mi fermo un attimo, perché ecco che tutti abbiamo visto nella nostra vita un sacco di foto del Golden Gate, tantissimi screen saver rappresentano questo ponte e tu, ad un certo punto te lo trovi davanti e dici… ma che meraviglia!!! È veramente una cartolina e parte il primo vero attacco di ‘scatto compulsivo’. E’ un po’ come la Tour a Parigi, non la smetteresti mai di fotografare anche se non si tratta altro che di un ammasso di ferro, questa volta dipinto di un bel rosso aranciato. Ne abbiamo fatto anche un bel pezzo a piedi, e vi dirò… io lo avrei fatto tutto, continuando a fotografarne pezzi e rimirando il panorama… Ah, dimenticavo, a San Francisco spesso c’è la nebbia e fa freddo… quel giorno abbiamo goduto di un sole bellissimo! Il tour guidato è terminato al Pier39, molto famoso per questo branco di foche spiaggiate che sembrano lì apposta per farsi fotografare, ma è anche un posto molto gioioso, colorato, vivace, dove staresti delle giornate intere. Lì abbiamo lasciato il gruppo che aveva la crociera prenotata per le tre e siamo andati a pranzare da Bubba Gump, in uno splendido locale direttamente sulla baia che già il panorama meritava la sosta. Cosa mangi da Bubba Gump??? Gamberi, of course… e che altro??? Poi nel pomeriggio Lombard Street, la sinuosa via che abbiamo rimirato in tutta la sua lunghezza arrivando nel suo punto più alto e scendendo i gradini che vi stanno a fianco. Ecco, girare San Francisco a piedi non è proprio così simpatico, tutte quelle immagini che si vedono nei telefilm, di strade che vanno su e giù sono totalmente veritiere ed è proprio per questo motivo che sono stati inventati i Cable Car. Queste piccole carrozzelle stile tram derivano proprio dall’esigenza di automatizzare un trasporto che era faticoso anche per gli animali ed ora è vissuta come un’attrazione imperdibile di San Francisco. 
Che voi prendiate questo mezzo di giorno o di sera non importa, preparatevi a fare un po’ di fila ma ne vale la pena. Dato che noi avevamo la crociera prenotata per le 18:15, ci è stato giusto giusto un gelatino al Applesbee’s e poi via imbarcati su uno dei barconi della Red And White Fleet per una crociera di circa un’ora intorno al famoso penitenziario di Alcatraz che non siamo riusciti a visitare perché non c’era più posto. Mi è piaciuta davvero tanto, un’audioguida in italiano ci ha spiegato un po’ di storia della città ed abbiamo scattato quel centinaio di foto che ci stanno… (vi giuro che in un viaggio di questo tipo è quasi impossibile non essere preda della sindrome del giappo fotografo! :-D ) 
Per cena io e Max ci siamo fermati nella zona del porto, da Alioto’s abbiamo assaggiato la zuppa di granchio ed il granchio arrostito), dopo di che abbiamo preso il Cable Car per concludere in bellezza la nostra giornata a San Francisco. Lo abbiamo preso al capolinea che si trova nei pressi del porto per arrivare all’altro capolinea in Union Square. A piedi abbiamo raggiunto la porta di China Town rimanendo interdetti quando abbiamo visto il quartiere completamente deserto: chissà perché noi ci aspettavamo tutto un brulicare di negozi e ristoranti aperti, mentre invece sembrava di stare in una delle nostre città la sera di ferragosto di qualche decennio fa. 

12 Agosto 2014


Partenza da San Francisco per il parco di Yosemite. Dopo alcune ore di viaggio siamo arrivati a Mariposa. Qui ci siamo fermati per il pranzo in un tipico locale western con tanto di bancone dove ci siamo messi a sedere e ci hanno servito. Come al solito abbiamo mangiato i piatti tipici americani con tanto di patatine fritte e coca-cola al seguito. Alla mattina prima di partire abbiamo conosciuto gli ultimi due partecipanti al viaggio che ancora non ci avevano raggiunto. Trattasi di Antonella e Mirko, due soggetti che fin da subito hanno fatto capire la loro antipatia nei confronti del gruppo. Anche se non eravamo ancora tanto affiatati, perché ci conoscevamo solo da un giorno, si capiva già benissimo che eravamo un gruppo di persone abbastanza chiacchierone e rumorose. D'altra parte i due nuovi arrivati sono di origini meridionali e ancora adesso mi chiedo come mai non si siano amalgamati. Ma di questo magari vi parlerò più avanti quando vi descriverò i partecipanti al viaggio. Dopo pranzo continuiamo il nostro viaggio andando nella zona denominata Mariposa Groove, dove passeggiando tra le sequoie giganti abbiamo goduto di un panorama non comune. Pernottamento e cena in un paesino con un nome impronunciabile: Oakhurst. Siamo andati a cena in uno dei pochi locali aperti del paese a conduzione familiare: e' stata l'unica cena che abbiamo consumato tutti insieme, forse i due nuovi ancora avevano la speranza di avere che fare con delle persone normali e quindi si sono aggregati, ma è stata la prima e l'ultima volta. Di questo viaggio posso dire tante cose, ma il nostro rapporto con gli americani è stato ottimo! Nonostante ci muovessimo sempre tutti insieme e facessimo molto baccano tutti gli americani che abbiamo incontrato sono stati sempre molto gentili. La proprietaria del locale in cui abbiamo cenato è un esempio di questa gentilezza, era veramente deliziosa e si è mangiato pure bene, sempre tipico cibo americano. Chi conosce bene me e Max sa che abbiamo un'abitudine da vecchi: nel dopocena ci piace fare una passeggiata (anche quando siamo a casa nella nostra Sorbara siamo tra i pochi che girovaghiamo tutta estate come dei matti). Nel raggiungere l'hotel avevo adocchiato un piccolo cimitero addossato ad una chiesetta bianca ed ho pensato che poteva essere molto suggestivo di sera, al buio tutto illuminato così dopocena ci siamo incamminati alla ricerca di questo fantomatico cimitero. In questa affascinante ricerca si sono aggregati anche Daniele e Carolina, due ragazzi di Roma, ma dopo un po' ci siamo accorti di aver sbagliato direzione e abbiamo raggiunto la fine del paese senza riuscire a vedere il nostro cimitero. Da qui è nata la tradizione di andare a caccia di cimiteri nel dopocena e nel corso delle sere successive sempre più adepti hanno voluto partecipare a questa iniziativa!!! 

13 Agosto 2014

Buona parte della mattinata ed un pezzetto del primo pomeriggio sono stati dedicati alla visita del parco di Yosemite. C'è stata data tutta la documentazione riguardante il parco con tanto di lista dei sentieri percorribili descritti in modo particolareggiato per capirne difficoltà e durata. Noi abbiamo scelto un paio di percorsi lunghi ma non faticosi. Prima di tutto siamo andati al Mirror Lake. Il parco è visitabile tramite navette che si fermano in determinati punti da cui partono i sentieri. In particolare il mirror lake parte dalla fermata numero sei della navetta. Tutti i percorsi sono ben segnati e quelli semplici sono completamente asfaltati percorribili anche con carrozzine o biciclette. Inoltre ci sono tantissimi servizi pubblici e cestini per la spazzatura. Non credo che sia per questo motivo che i parchi sono bellissimi e pulitissimi; credo piuttosto che si tratti di una cultura diversa, di un modo di essere e di vivere la natura che noi italiani dovremmo davvero imparare. Il momento giusto per visitare il parco di Yosemite è la primavera, lo dicono tutte le guide e noi lo abbiamo sperimentato di persona. Il Mirror Lake come anche le cascate che siamo andati a vedere successivamente sono quasi secchi ad agosto, anzi le cascate lo sono del tutto mentre del lago ne rimane giusto una traccia. Il resto del gruppo per vedere una cascata che sia degna di questo nome ha intrapreso un percorso molto più faticoso, ma non so se ne vale tanto la pena. Ho amato molto girovagare per il parco, è veramente molto rilassante. Ed anche le cascate denominate Lower Yosemite Fall, anche se secche regalano un colpo d'occhio splendido. Lasciando poi il parco, attraverso il Tioga Pass, siamo arrivati al Monolake, Uno dei tanti gioielli che ci ha offerto questo viaggio. Un lago contornato da delle formazioni calcaree che lo rendono molto ‘lunare’ e spettacolare. Pernottamento a Bishop con cena al Danny e piccola passeggiata serale.

1 commento:

Erica ha detto...

Che bel reportage... così si fa! Aspetto il seguito... :-)