domenica, febbraio 17, 2013

Domenica


Claude Monet, The Church at Varengeville, against the Sunset (1882)
Non scrivo mai di domenica, o meglio di solito non scrivo da casa, soprattutto perchè non ho mai tempo e il pc è di solito appoggiato sul tavolino tra i due divani ed in balia del tatone. Ma oggi pomeriggio aspettando che rientri il tatone da un pranzo con la sua vecchia compagnia... mi sono dedicata alcune ora di totale dolce far niente. Ho letto sul mio kindle, ho guardato un pezzo di Ghost su Sky, ho fatto un paio di sudoku, ho tenuto a bada la mia farm, sdormicchiato sul divano. L'unica compagnia, ormai costante da alcuni giorni è stata la cervicale, ma cerco di non farci caso, non ci sta niente da fare, quando arriva a livelli impossibili la sedo per alcune ore con un Oki e, nel tempo restante, ne subisco in silenzio, la presenza costante. 
Mai, come in questi ultimi weekend percepisco quella sensazione di attesa, di voglia di fare qualcosa fin che ne ho la possibilità, contrapposta ad una stanchezza che nemmeno giornate intere di riposo riescono a sedare. Così le ore scivolano via, così senza accorgersene e quando arrivo a sera mi sento sempre molto insoddisfatta e triste. Non fraintendetemi, non è la mancanza di Max che mi porta a scrivere queste cose, sono felice che si sia regalato un pomeriggio diverso dagli altri, a fare mille chiacchiere con i suoi vecchi amici, vorrei essere capace anche io di fare cose di questo tipo, invece me ne sto qui ad aspettare, a pensare come farò a sopportare i ritmi frenetici che inevitabilmente mi porterà il ricovero della mamma, dato che mi sento sempre così esausta. Oggi stavo pure pensando che l'ignoranza è veramente una gran bella cosa, che il non saper cosa ti aspetta è di grande aiuto. Si direbbe il contrario lo so, ma per quanto mi riguarda la prospettiva di tutte quelle ore di ospedale, di quelle lunghe ore di preoccupazioni, di quei momenti di speranza con la costante paura che le cose possano andare male, mi fa scendere una tristezza, un voglia di fuggire lontano mille miglia. Oggi sarei potuta, anzi dovuta, andare da mamma a pranzo e stare tutto il giorno con lei, ma non ce l'ho fatta, non le ho detto nemmeno che Max non era a casa, avrei dovuto approfittare di questa giornata per lavare pavimenti e pulire in modo approfondito la casa di mamma, ascoltare i discorsi che mi fa tutti i giorni, i suoi pianti, le sue giuste lamentele, ma alla fine non ci sono riuscita, chiamatemi cattiva figlia, chimatemi egoista, i sensi di colpa tanto sono costantemente presenti, in qualsiasi ambito della mia vita fanno parte di me. Mi sento in colpa al lavoro perchè dovrei fare di più, con la mamma perchè ne ha tanto bisogno, con il tatone perchè non gli dedico abbastanza tempo, con me stessa perchè non mi occupo della mia salute... insomma se faccio un sunto della situazione sono come uno di quei giocolieri 'lofi' che lanciano in aria una decina di palle e poi non riescono a ripigliarne nemmeno una... bel quel, no???

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