giovedì, luglio 19, 2012

E' tutto passato?

Domani è il secondo mesiversario da quel benedetto 20 Maggio e ci si domanda se sia tutto finito. Noi emiliani sappiamo benissimo che non è finito niente, cerchiamo di parlarne meno, facciamo finta di non sussultare se sentiamo vibrazioni un po' più forti del previsto e ogni tanto... ci lasciamo andare!!! parlo al plurale perchè non lo faccio solo io, ho visto diverse persone farlo, come se si avesse il bisogno fisico di ricordare, di dire ad alta voce che la situazione è ancora critica, che la paura non è ancora passata e soprattutto ci sentiamo molto fragili ed indifesi. Passando una settimana lontano da casa, in un luogo che per me è una 'seconda' casa, mi sono interfacciata con conoscenti di vecchia data che sanno più o meno da dove veniamo e che ci hanno chiesto se ci troviamo vicino ai luoghi dove è avvenuto il terremoto. Perchè? Perchè Sorbara è un paesucolo di campagna, famoso solo per il lambrusco che prende il suo nome e gli altri paesi interessati dal sisma come Mirandola, San Felice, Finale Emilia, Rovereto, Novi di Modena... dicono ben poco alle persone che non vivono nella bassa. Quando poi queste persone si rendono conto che pochi km ci separano dagli epicentri, ecco che ci sono diversi tipi di reazioni; c'è chi non si capacita della paura che abbiamo potuto provare, chi pensa che tutto sommato siamo un po' esagerati, chi dice che se ne è parlato troppo poco e chi troppo... insomma tutti hanno un loro punto di vista e tutti vogliono sapere come è stato, cosa abbiamo provato e quali sono state le conseguenze. Per me è quasi una liberazione parlare di questo argomento, forse non sto bene, non sono normale, forse mi fa solo male rivangare quello che è stato, ma come dicevo qualche tempo fa a Max, è una specie di 'esorcizzazione' dell'evento, ed anche un voler a tutti i costi che le persone capiscano la vera natura di questa cosa.
Ecco che oggi a pranzo, così, quasi per caso io e mia madre ci siamo messe a parlare di questo argomento. In questo periodo si parla soprattutto della situazione in cui si trovano parenti e conoscenti che hanno dovuto abbandonare casa perchè è stata giudicata inagibile. Quella che viene comunemente chiamata 'macchina della ricostruzione' non si vede molto in azione, non so nemmeno se sia giusto o sbagliato, ma so che se fossi io fuori di casa e sapessi che con qualche riparazione sarebbe possibile rientrare, vorrei che le cose si muovessero alla velocità della luce e non capirei perchè ci si sta mettendo tanto tempo. Comunque ho parenti che vivono in campagna e la lavorano, sono fuori casa, in una tenda installata nell'aia, per non abbandonare le loro cose e per continuare a lavorare i campi. Sono disperati perchè non possono rientrare nelle loro case a prendere quello che gli serve senza la presenza di vigili del fuoco o protezioe civile ed alcuni di essi, sono così stanchi di dormire su una brandina che sono rientrati in casa, a piano terra, nonostante gli sia stato sconsigliato. Non giudico, capisco bene quello che provano, penso solo che io avrei troppa paura, già non sono tranquilla solo per il fatto che abito al secondo piano di una palazzina che non ha subito danni importanti... Poi ci sono famiglie intere che stanno nelle tendopoli, che vi vanno solo a dormire ed il resto del giorno lo passano da parenti che purtroppo non hanno posto a sufficienza per accoglierli in casa. Si sono persino interessati per affittare un appartamento ammobiliato ma gli hanno chiesto un prezzo smisurato che non possono permettersi. Di situazioni di questo tipo ce ne sono tantissime, chi è solo è più sfortunato, chi è anziano e non ha persone giovani che li aiutino a gestire una situazione così complicata si sente abbandonato. Ho pensato spesso a questo negli ultimi tempi, forse perchè non sono più una ragazzina e non ho figli, forse perchè vedo che mia madre tutto sommato se la cava abbastanza bene con me e mio fratello, ma non oso pensare cosa farebbe se fosse completamente sola. E' vero che siamo tutti soli di fronte a queste cose, che la nostra fragilità intrinseca di esseri umani viene esasperata quando accadono questi eventi, ma una volta passati gli attimi di panico puro in cui ti chiedi se sopravviverai, dopo hai bisogno di qualcuno, hai bisogno che ti tengano la mano, un appoggio, una spalla su cui piangere per sfogare tutta quella paura.
Vabbè, tutto questo per dire, che dopo due mesi, mi sembra sia passato un giorno, continuo imperterrita a guardare 'il sito delle scosse' e quando vedo che non ci sono stati eventi di rilievo mi chiedo se sia un bene o un male. Chi lo sa... forse nessuno... ma le domande solite da bar ce li poniamo tutti, no??? 'Si sta caricando?' 'Siamo in attesa di un altro ciocco bello forte?' La conclusione è sempre la stessa 'Speriamo di no...'. Nel frattempo, anche se siamo a 400 km di distanza, in una vallata sperduta nei pressi di un rifugio e ti trovi seduto su una panchina proprio di fornte ad esso... se senti una vibrazione sussulti, e guardi in faccia tuo marito con aria sperduta chiedendogli 'Cosa è stato?' e lui ti guarda e dice 'Non può essere il terremoto... qui!!!'

1 commento:

Giulia Mattei ha detto...

Spero che la Terra lasci in pace l'Emilia. Di voi emiliani mi ha stupito l'incredibile forza e voglia di ricominciare dopo l'accaduto. Spero che la vostra vita torni presto alla normalità. Un abbraccio.