venerdì, giugno 15, 2012

Ricordi...

Nei giorni successivi a quel famigerato 29 la sottoscritta non riusciva a stare in nessuna casa, già lo sapete, voi che mi continuate a leggere... e noi due (io e il tatone) eravamo in pianta stabile da mamma. Si passava fuori tutto il giorno, la maggiorparte del quale in giro in macchina che è stata la cura migliore che ho trovato contro l'ansia (forse solo perchè non ero in macchina durante la scossa peggiore...) ed alla sera, quando le ombre calavano, veniva il momento più brutto. Una sera, non mi ricordo nemmeno più quale... non riuscivo proprio a mettermi nell'ottica di andare a coricarmi, di entrare nella casetta a piano terra della mamma... e tergiversavo in cortile, seduta su una sedia da giardino insieme a due dei miei affetti più cari: il tatone e la mamma. Entrambi avevano capito benissimo il mio stato d'animo e non mi dicevano niente, se ne stavano lì a chiacchierare come se non fosse mezzanotte passata, come se fosse la cosa più normale del mondo ed io lo so benissimo che lo facevano per me, che stavano morendo di sonno entrambi, ma non me lo hanno mai fatto pesare.
Comunque, nelle ore precedenti, anche se non ricordo per quale motivo... io e il tatone parlavamo che quella situazione di disastro forse poteva assomigliare alla guerra, con l'aggravante che quando il terremoto arriva non c'è modo di saperlo un poco in anticipo, non ci sono sirene che suonano per annunciare un bombardamento aereo. Così, quella sera, non so nemmeno perchè, chiesi alla mamma se si ricordava qualcosa di quell'epoca, anche se lei è del 36 e quindi era solo una bambina... Lei ci ha raccontato che si ricorda molto bene il periodo a ridosso della liberazione, le sirene che annunciavano un passaggio aereo imminente e loro bimbi che venivano tirati giù dal letto in piena notte per andarsi a riparare in un buco che il nonno aveva fatto un poco distante dalla casa, una specie di bunker 'casalino'. C'era un solo buco di accesso che il nonno copriva con delle assi di legno una volta che tutta la famiglia era al riparo e ci si stava delle ore lì dentro, in attesa che la situazione rientrasse nella normalità. Poi, durante il periodo della liberazione, erano i partigiani che passavano ad avvisare che arrivavano i tedeschi in ritirata o gli americani e in quel caso non usavano il 'bunker' ma un riparo nella stalla fatto di 'balle di fieno' dietro alle quali si nascondevano tutti. Mamma mi dice che il fieno fermava eventuali pallottole che venivano sparate a raffica all'interno di tutti gli ambienti, così alla ceca e non so se è una cosa vera oppure un suo ricordo di bimba un po' offuscato, fatto sta che si rintanavano dietro a questo rifugio e stavano zitti zitti senza far rumore per non svelare la loro presenza. A quei tempi il nonno si faceva aiutare da una famiglia di contadini e in queste occasioni anche loro venivano ospitati in questi rifugi, ma la mamma si ricorda di un evento in cui il capo famiglia si era rifiutato di nascondersi e se ne era stato placidamente seduto sulle scale che portavano al piano rialzato del fienile, convinto che al coperto non gli potesse succedere nulla. Sfortunatamente fu colpito, anche se solo di striscio da un proiettile e dopo andò piagnucolando dal nonno a implorarlo di accoglierlo nel rifugio... Come si ricorda molto bene quando la sua mamma accolse in casa un tedesco ferito gravemente ad un polpaccio, un ragazzo che avrà avuto sì e no 20 anni e che stava perdendo molto sangue. La nonna se ne occupò, lo ospitò una notte in casa medicandolo come meglio poteva e dandogli dei vestiti puliti del nonno, dopo di che, la mattina successiva, alle prime luci dell'alba il ragazzo lasciò la loro casa, ringraziandola tantissimo 'Grazie mamma...' le diceva, mia madre si ricorda che avrà ripetuto un milione di volte questa frase...

Storie così, di una vita che sembra lontana mille miglia da quella odierna, con paure che tutto sommato però sono sempre molto attuali. Ci vuole un attimo per piombare in un incubo, per sconvolgere per sempre la vita delle persone, non torneremo più ad essere quelli del pre-terremoto, come tutti quelli che hanno vissuto una guerra sanno cose che noi non possiamo nemmeno immaginare... Andremo avanti, ricominceremo a vivere senza stare sempre in questa apnea, questo me lo aspetto e ci credo... ma il ricordo rimarrà, la sensazione di impotenza che certe situazioni ti trasmettono non ci abbandonerà più. Spero tanto, che col tempo, possiamo tutti trarre qualche insegnamento di vita da questa esperienza, per il momento è troppo preso, per ora si parla solo di dove e quando colpirà la prossima 'grande rottura' e questo... non è vivere... è aspettare una scure che potrebbe cadere da un momento all'altro facendo finta di niente...

1 commento:

Erica ha detto...

Che bel post. Mi piacciono un sacco le storie di vita passata. Ogni tanto chiedevo qualcosa a mio nonno, ma e' sempre stato molto vago nelle risposte. Adesso mi piacerebbe molto interrogarlo di nuovo...