mercoledì, gennaio 24, 2007

I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni

"Questo matrimonio non s'ha da fare..." Due contadini di un villaggio nei pressi di Lecco(che non viene nominato,e che viene identificato o con Olate o con Acquate,oggi sobborghi di Lecco)sono alla vigilia del matrimonio.Il curato del paese,don Abbondio,durante la sua solita passeggiata serale,viene minacciato da due bravi(sgherri di un potente),inviati da don Rodrigo,signorotto del paese,che concupisce Lucia,perché non celebri il matrimonio tra lei e Renzo.Spaventatissimo,don Abbondio cede subito.Il giorno dopo imbastisce delle scuse a Renzo per "rinviare" il matrimonio,approfittando della sua ignoranza.Ma Renzo,parlando con Perpetua,la serva di don Abbondio,capisce che qualcosa non quadra e tira fuori di bocca la verità al curato.Si consulta con Lucia e con la madre di lei,Agnese,e insieme decidono di chiedere consiglio a un avvocato,l'Azzecca-garbugli,che però si rivela essere uno strumento della prepotenza dei potenti.Così si rivolgono al padre Cristoforo,cappuccino di un convento poco distante,che si fece frate per espiare un delitto commesso in gioventù,"padre spirituale" dei tre.Fra Cristoforo decide di affrontare don Rodrigo,e si reca al suo palazzotto.Don Rodrigo è a pranzo con ospiti e parassiti,tra i quali c'è anche l'Azzecca-garbugli.Il signorotto accoglie con malumore il frate,intuendo il motivo della visita,e dapprima lo tratta villanamente davanti agli ospiti,con allusioni irriguardose al suo passato,poi trattiene a stento l'ira nel colloquio in privato che fra Cristoforo gli ha chiesto.Il frate tenta di farlo recedere dal suo proposito,ma viene cacciato via.

La notte degli imbrogli Intanto Agnese propone ai due promessi un matrimonio a sorpresa,pronunciando davanti al curato le frasi rituali alla presenza di due testimoni.Con molte riserve da parte di Lucia,il piano viene accettato quando fra Cristoforo annuncia il fallimento del suo tentativo di convincere Don Rodrigo ad abbandonare i suoi sciagurati propositi. Intanto don Rodrigo medita il rapimento di Lucia,e una sera dei bravi irrompono in casa sua,che però trovano deserta; Lucia, Agnese e Renzo sono a casa di don Abbondio per tentare di sorprenderlo,ma falliscono,e devono riparare al convento di fra Cristoforo,perché frattanto vengono a sapere del tentato rapimento.

La fuga Il frate manda i tre a Monza,dove Renzo proseguirà per Milano e Lucia e Agnese troveranno rifugio in in convento,dove spadroneggia la Signora(la cosìdetta Monaca di Monza),figlia di un principe costretta al chiostro.

I tumulti di Milano Renzo,a Milano,invece di ricoverarsi nel convento indicatogli dal padre Cristoforo,si lascia attrarre dai tumulti scoppiati in quel giorno per il rincaro del pane.Renzo si fa trascinare dalla folla e pronuncia un discorsetto dove critica la giustizia,sempre dalla parte dei potenti.E' tra i suoi ascoltatori un birro in borghese,che cerca di condurlo in carcere ma Renzo,stanco,si ferma in un'osteria,dove il birro si fa dire da lui con uno stratagemma il nome e il cognome.Andato via costui,Renzo si ubriaca e fa nuovi appelli alla giustizia con gli altri avventori.L'oste lo mette a letto e corre a denunciarlo.Il mattino dopo Renzo viene arrestato ma riesce a fuggire e ripara a Bergamo,nella Repubblica di Venezia,da suo cugino Bortolo,che lo ospita e gli procura un lavoro.Intanto la sua casa viene perquisita e si fa credere che sia uno dei capi della rivolta.Nel frattempo il conte Attilio,cugino di don Rodrigo,chiede a suo zio,membro del Consiglio Segreto,di far allontanare fra Cristoforo,cosa che il conte zio ottiene dal padre provinciale dei cappuccini.

L'Innominato Don Rodrigo chiede aiuto all'Innominato,potentissimo e sanguinario signore,che però da qualche tempo matura una crisi di coscienza.Costui fa rapire Lucia da Egidio,amante della Signora,con l'aiuto di questa,e Lucia viene portata al castello dell'Innominato,che il giorno dopo decide di andare a parlare al cardinale Federigo Borromeo.Il colloquio sconvolge l'Innominato,che si impegna a cambiare vita e per prima cosa libera Lucia,che viene ospitata da signori milanesi amici del Borromeo.Intanto il cardinale rimprovera duramente don Abbondio per non aver celebrato il matrimonio.Poco dopo scendono in Italia i lanzichenecchi,mercenari tedeschi che combattono nella guerra di successione al Ducato di Mantova ,che mettono a sacco il paese di Renzo e Lucia.Molti,tra cui don Abbondio,Perpetua e Agnese,trovano rifugio nel castello dell'Innominato,che si è fatto fervido campione di carità.
La peste Con i lanzichenecchi entra in Italia la peste;se ne ammalano Renzo,che guarisce,e don Rodrigo,che viene tradito e derubato dal Griso,il capo dei suoi bravi.Renzo,guarito,torna al paese per cercare Lucia,preoccupato dagli accenni fatti da lei per lettera a un suo voto di castità fatto quando era dall'Innominato,ma non la trova,e viene indirizzato a Milano ,dove apprende che si trova nel lazzareto,il luogo dove venivano isolati gli appestati.Qui trova anche il padre Cristoforo,che scioglie il voto di Lucia,e don Rodrigo morente.

Conclusione I due promessi tornano al paese,si sposano e si trasferiscono nel Bergamasco.

Lo so che non si tratta dell'ultimo romanzo uscito in libreria, ed è insolito riportare la trama di un romanzo storico così famoso. Si da il caso che sia il mio romanzo preferito che ho avuto l'onore di leggere tre volte (ormai sono quasi matura per la quarta…). La prima volta lo lessi al liceo, ci venivano assegnati i capitoli da leggere, ma la mia curiosità era così grande che ero sempre molto più avavnti degli altri e durante le interrogazioni più volte mi è capitato di far riferimento a situazioni che ancora non erano successe nei capitoli assegnati… Merito anche del mio professore di italiano che comunque non ha mai condannato questa smania, si limitava a sorridere quando le mie considerazioni sforavano.
I romanzi storici mi sono sempre piaciuti, ma l'atmosfera che si respira in questo è del tutto particolare, è una vera fortuna che abbia potuto apprezzarlo come tale e non averlo dovuto subire come un semplice compito di scuola.

Il mio personaggio preferito è la Monaca di Monza: la sua vita piena di mistero mi ha sempre affascinato.
Aiutante della protagonista, poi dell’antagonista, personaggio storico (suor Maria Virginia de Leyva) (attraverso il racconto delle sue vicende, Manzoni denuncia la monacazione forzata). Figlia di un potente signore di Milano, secondo Manzoni è sempre stata indirizzata alla vita in convento, anche se ciò andava contro la sua natura.

A suo tempo avevo anche letto 'La monaca di Monza' di Roberto Gervaso.

Roberto Gervaso racconta una tra le più intriganti e inquietanti love story di tutti i tempi, quella tra la bellissima e aristocratica Virginia de Leyva (la Gertrude manzoniana), nobildonna di famiglia spagnola monacata a forza appena adolescente, e Gian Paolo Osio, giovane e spregiudicato play-boy dell'epoca privo di scrupoli e rimorsi. Teatro della vicenda è il monastero di Santa Margherita, a Monza, tra gli ultimi anni del Cinquecento e l'inizio del Seicento. In queste pagine Gervaso ricostruisce e racconta, con il suo inimitabile stile, tutto quello che il Manzoni nascose sotto il sublime "la sventurata rispose": gli incontri peccaminosi, le due gravidanze, la fine terribile degli amanti che, scoperti, furono condannati lui alla decapitazione, lei a essere murata viva. Una storia d'amore, delitto e morte di esplosiva attualità sentimentale, in cui si mescolano come nella migliore tradizione tragica sacro e profano, incenso e sangue, misticismo e lussuria, peccato ed espiazione.

Per farvi capire la passione che mi lega a quest'opera vi svelo che in quinta liceo, dovendo portare una tesina che comprendesse le materie umanistiche, ho scelto appunto i romanzi storici dell'800. Un lavorone, che risiede a casa dei miei, nella libreria, in un volumentto scritto a macchina. Chissà che un giorno non mi venga voglia di riscriverlo sul pc…

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